Louis Comfort Tiffany e al sua tecnica…

louis_comfort_tiffanyLouis Comfort Tiffany nasce a New York nel 1848, figlio dei famosi gioiellieri di New York, dedicherà tutta la sua lunga vita all’arte con una continua ricerca del “bello”, riuscendo molto bene in molti campi artistici, era infatti pittore, gioielliere, scultore, oltre che filosofo e maestro.
Coglie molto bene quello che il periodo in cui lavora, l’Art Nouveau, gli offre cioè una completa libertà nell’espressione artistica e soprattutto un utilizzo delle varie forme d’arte non più finalizzate ad un utilizzo prettamente religioso o comunque vincolate da canoni che avrebbero limitato la sua espressione artistica, ma un utilizzo della stessa, che diventa più accessibile anche a committenti privati e strutture civili che consentono a Tiffany di potersi esprimere liberamente.
Questo bisogno di Tiffany di ricercare continuamente il “bello”, lo porterà inevitabilmente a sperimentare nuovi materiali che si prestassero alla malleabilità e versatilità di cui aveva bisogno per creare le sue opere, da qui l’avvicinamento al vetro, che utilizzerà con grande maestria, creando opere che ancora oggi possiamo ammirare, quali vetrate, lumi, mosaici, elementi d’arredo, ecc.
Inventò una tecnica per poter legare insieme tra di loro tasselli di vetro per creare una composizione, anche in forme diverse dalla forma bidimensionale (pannelli o vetrate), quali lumi semisferici e basi da lampade.
Questa tecnica si basa sulla saldatura dei vari tasselli di vetro con stagno, su supporto di rame, una tecnica piuttosto complessa e lunga che consente però di realizzare splendide opere.
Questa tecnica che è arrivata fino a noi rimanendo invariata, prende il nome di “tecnica Tiffany”.
L’uomo che inventò e realizzò queste splendide opere in vetro, recitava in un suo discorso del 1916:

Se mi è consentita qualche parola sul mio lavoro, dirò semplicemente che mi sono sempre sforzato di fissare la bellezza: nel legno, nella pietra, nel vetro o nella ceramica, con gli olii o gli acquerelli, usando tutto ciò che più sembrava adattarsi all’espressione del bello; questo è stato il mio credo e non ho motivo di modificarlo”.

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